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Castellanza
Castellanza nella storia
Età antica

Guerrieri Celti
L’origine di Castegnate è riconosciuta essere inserita nell’areale culturale dei Celti Insubri, come testimonia il toponimo con la tipica desinenza al genitivo in -ate. L’integrazione fra Celti e Romani è testimoniata dai resti di una necropoli gallo-romana con reperti ascrivibili tra il I secolo a.C. e il I secolo. Tracce di epoca romana, ancora del I secolo, indicano la presenza di un insediamento rurale, probabilmente gravitante intorno a un nucleo più importante, forse il vicus di Legnano. Parecchi di questi reperti sono conservati tuttora nel Museo Archeologico Suthermeister di Legnano.
Medioevo

Enrico III, il Nero
Per buona parte del Medioevo il territorio fu parte del Contado del Seprio. La prima testimonianza documentale di Castegnate risale al 1045. Si tratta di documento firmato da Enrico III il Nero che conferma ai monaci di S. Dionigi il possesso di vari territori, tra cui quello di Castegnate. In seguito i De Cuticis o Cuttica, figurano come proprietari dei territori di Castegnate in alcuni trattati di pace firmati tra il 1240 e il 1310 durante la guerra tra i Visconti e i Torriani di cui la famiglia Cuttica, Guelfa, era alleata. Con la vittoria definitiva dei Visconti nel 1314 le proprietà di Castegnate vennero tolte ai Cuttica.
Castellanza, invece, costituiva probabilmente una fortificazione costruita presso due paesi denominati Cogorezio e Sponzano e successivamente assorbiti in un’unica entità almeno dal XV secolo. La prima notizia di Castellanza risale al 1361, in una pergamena presso l’archivio di Busto Arsizio relativa a un lascito testamentario di una rendita a un prete che vi risiede.
Entrambe le località furono assorbite nel Ducato di Milano nel XIV secolo.
Età moderna

San Carlo Borromeo
Nel 1572 si ha traccia della visita di San Carlo Borromeo a Castellanza, facente parte della pieve di Busto Arsizio che riporta l’esistenza di cinque chiese: San Giulio, San Simeone, Santo Stefano, San Giorgio e San Bernardo. Nel 1603 gli abitanti adulti di Castellanza erano 475 e la fonte di reddito prevalente era l’agricoltura, frumento e vite. La peste colpì duramente Castellanza nel 1630, sopravvissero solo 500 anime alla catastrofe. La cappella dedicata a Santa Liberata testimonia l’avvenuta liberazione dall’epidemia. La cappella sorge in Castegnate in un terreno già di proprietà dei marchesi Daverio che contribuirono anche a finanziarne la costruzione. Nel 1691 il feudo di Castegnate venne venduto dai governatori spagnoli a Simone Daverio, sposato con Angela Cuttica. Nel 1753 Giovanni Battista Daverio dovette però rinunciare al fondo che venne poi rivenduto a Francesco Guaita nel 1755. Sempre nel 1691 Castellanza venne acquistata da Giovanni Battista Crivelli e al termine della discendenza del feudo venne investito, nel 1748, il marchese Carlo Cornaggia. Alla fine del XVIII secolo viene edificato il Palazzo Brambilla, sede del municipio dal 1921.
Età contemporanea

Nel 1845 sorge il Cotonificio Cantoni, cui seguirono Cotonificio Francesco Turati (1875) e l’industria meccanica Pomini (1886). Nel 1888, la ditta Turati è rilevata dalla Manifattura Tosi, che, in località Garottola, costruisce un secondo stabilimento adibito al candeggio. Un nuovo Comune fu costituito il 1º maggio 1869 tramite la fusione dei comuni di Castellanza e Castegnate Olona, in rappresentanza delle comunità che risiedono sui due versanti del fiume Olona. L’attuale stemma rappresenta questa fusione: un ponte a cavallo del fiume Olona separa la torre (simbolo del borgo di Castellanza) dall’albero di castagno (simbolo del borgo di Castegnate). Ad inizio XX secolo la cittadina è ormai un affermato centro industriale, con numerosi opifici che richiamano manodopera anche dai paesi confinanti e non solo: la Pomini da attività artigianale si trasforma in grande industria con un nuovo stabilimento vicino alla stazione ferroviaria; sull’altro lato dei binari sorge nel 1900 lo stabilimento chimico Ignazio Siles, che cambierà più volte nome sino a divenire nel 1928 Montecatini, con vari ampliamenti; tra il 1902 ed il 1905 viene ricostruito ed ampliato il Cotonificio Cantoni mentre nel 1904 è inaugurata la nuova centrale termoelettrica della “Società Lombarda”. Nel 1906 sorge la Tintoria Cerini.
Nel Secondo dopoguerra le attività industriali si moltiplicano, con la totale ricostruzione della Montecatini nei primi anni sessanta, che diviene Montedison, giungendo a dare lavoro a oltre 1200 operai, e la nascita della meccanica CRM (1950).
A Castellanza è stato aperto il primo ipermercato in Italia, costruito dalla Standa-Montedison nel 1971.
La crisi dell’industria causata dalla concorrenza dei paesi dell’Europa orientale, iniziata negli anni settanta, mette in ginocchio il sistema industriale locale: chiudono i battenti la Manifattura Tosi (1973) ed il Cotonificio Cantoni (1984); la Pomini riduce gli occupati da 1016 a circa 200 e si trasferisce in un nuovo stabilimento in periferia, abbandonando quello vecchio che viene demolito negli anni novanta; la Montedison, spartita tra industrie minori, chiude progressivamente gli impianti sino a ridurre gli operai ad un centinaio. Ad oggi, eccettuate Pomini ed ex Montedison fortemente ridimensionate, le uniche industrie storiche ancora attive nelle loro antiche sedi sono la Cerini (ribattezzata PEPLOS) e la CRM.
Il 14 ottobre 1991 nell’area dell’ex-cotonificio Cantoni viene insediata l’Università Carlo Cattaneo – LIUC, promossa dall’Unione Industriali della Provincia di Varese.
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