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Gorla Maggiore
Gorla Maggiore nella storia
Età antica

In età romana Gorla si trovava nella fascia di confine tra i municipia di Comum e Mediolanum, del quale si possono trovare delle delimitazioni del suolo che scendono verso sud ed inoltre un’estesa fascia boschiva alla quale si poteva appoggiare il confine municipale, i cui residui arborei erano ben visibili fino al XIX secolo. Non vi è dubbio, dopo gli studi archeologici sui vari decumanidella zona, che l’area di Gorla Maggiore sia stata centuriata ma considerati gli scarsi ritrovamenti archeologici e la natura del terreno appare improbabile che già in età romana possa esservi risieduto uno stabile insediamento di coloni. Le abitazione erano sporadiche e si trattava di gente che viveva in capanne isolate dedicandosi all’allevamento di suini ed ovini o alla coltivazione cerealicola puramente per autosostentamento.
Riguardo all’etnia degli stessi abitanti appare verosimile la genti di origine celtica. Il periodo di massima frequentazione dovrebbe essere stato quello tra il I ed il II secolo d.C., fatto testimoniato dal ritrovamento di una moneta di Traiano dell’anno 103. Una nuova ripresa dell’insediamento si potrebbe ipotizzare con l’avvento di Diocleziano (III secolo) quando Milano divenne la capitale dell’Impero Romano d’Occidente e tutti i territori circostanti videro lo stanziamento di nuovi coloni e militari.
Moneta di Traiano
I ritrovamenti più importanti nella zona sono due are di epoca romana, una dedicata a Diana con un’apposita patella sulla quale si poneva l’incenso per i sacrifici ed una dedicata a Giove Ottimo Massimo. Nel primo caso l’ara riporta un’iscrizione secondo la quale una certa Rivasia offre l’altare a Diana per lo scampato pericolo del padre Mieco. La seconda è stata ritrovata durante i lavori di restauro della Chiesa dei SS. Vitale e Valeria e reca un’iscrizione votiva di tale Meserius Verus a Giove avendo beneficiato di una grazia. Quest’ultima si può far risalire al I secolo d.C., cioè a quando la zona era già ampiamente romanizzata.
Sul territorio di Gorla Maggiore non passarono di certo le grandi vie romane ma solo qualche strada secondaria. Una strada, invece, di una certa importanza che interessò il territorio, sebbene indirettamente, fu la Milano-Castel Seprio-Varese, la quale metteva in comunicazione i centri abitati sulla costa est ed ovest della Valle Olona.
Età medievale

Con l’avvento dei Longobardi a Milano nel 569 ebbe luogo una ridistribuzione territoriale che interessò anche l’Alto-milanese ed il Seprio, di cui Gorla era parte. Si ebbe l’istituzione delle arimannie, beni patrimoniali appartenenti alla corona dati in usufrutto alle fare (gruppi guerrieri) in cambio di un servizio di guardia. Pare proprio che anche a Gorla Maggiore si sia stanziato uno di questi gruppi. I dati che lo fanno presupporre sono di tipo toponomastico. Qualche studioso vorrebbe far derivare Gorla dal nome longobardo Worila (gora) o dal diminutivo Wora (chiusa) anche se il segno più probante della loro presenza è il toponimo indicante la zona del “Canton Lombardo“, che starebbe a designare dove originariamente si insediarono quelle genti. Le testimonianze archeologiche non ci aiutano a dare delle conferme ma è pur certo che gli abitanti di Gorla nel XII secolo vivevano secondo leggi e consuetudine proprie dei Longobardi.
La tradizione locale vuole che il Canton Lombardo sia sorto come postazione di difesa, attestato per altro dalle fondamenta della torre detta “Colombera” che risalgono al medioevo, probabilmente al tempo delle invasioni ungariche (X secolo). Quest’ultima era usata come dimora fortificata probabilmente dalla famiglia locale di origine arimannica, i da Gorla. Per capire chi fossero i signori (domini loci) di Gorla Maggiore dobbiamo andare per supposizioni, dato che non ci è dato sapere a quale famiglia capitaneale milanese venne assegnata la Pieve di Olgiate Olona nella cui giurisdizione ecclesiastica rientrava Gorla Maggiore; su tale documento sarebbe stato riportato il nome del dominus loci di Gorla Maggiore che si può supporre, dato i grandi possedimenti ed atti di compravendita nell’area, sia stata la famiglia dei Bacicaza.
Età Ducale

Con la conquista del Seprio da parte dei Visconti e la conseguente istituzione del Ducato di Milano (1395) compare un atto portante data 17 agosto 1536 rogato da Galeazzo Visconti che stabiliva un accordo tra il Conte Vitaliano Visconti-Borromeo e diversi uomini della comunità gorlese circa il versamento di un censo nel giorno di S. Martino da parte di questi ultimi. Venne inoltre decisa la nomina di un podestà per avere così un’autorità direttamente sul luogo. Il pagamento del censo si ripeté fino al 1599 quando le famiglie gorlesi si rifiutarono di pagare, in quanto secondo loro la giurisdizione territoriale era tornata sotto il Vicario del Seprio, residente a Gallarate. I successivi 50 anni videro l’alternarsi di una serie di cause, peraltro in un periodo già devastato da guerre e peste, che si concluse con un accordo secondo il quale solo la nobile famiglia dei Moneta diventava esente dal pagamento ed inoltre sarebbero dovuti essere corrisposti i pagamenti arretrati. La disfatta del popolo gorlese però non fermò la propria tenacia e fu così che nel 1603 si radunò in convocato al suono delle campane e diede mandato al proprio console di notificare un ricorso alla Regia Camera. La sentenza di quest’ultima, datata 1606, sembra dar ragione al popolo gorlese dicendo chiaramente che “non è tenuta a fornire nessun versamento di censo in quanto il nobile Pietro Francesco (Visconti-Borromeo) non risulta essere feudatario della terra di Gorla Maggiore“. Nonostante la suddetta sentenza i Visconti riuscirono ad ottenere il pignoramento di svariati beni da molte famiglie gorlesi in sostituzione delle quote arretrate. Quando in seguito, nel 1650, la terra verrà infeudata dalla famiglia Terzaghi rimarranno così evidenti le ingiustizie e soprattutto i sacrifici economici subiti dalla comunità gorlese.
Il 1603 vede l’inizio della costruzione della chiesa di S. Carlo, sovvenzionata dalla famiglia Varedeo, che ebbe fine nel 1612 con l’apporto delle reliquie del santo patrono. La comunità deve provvedere al sostenimento delle truppe ma non avendo la quota da versare si rivolge ai domini loci di Lonate Ceppino. Questo debito verrà estinto solo agli inizi del XX secolo. Siamo nel 1630 quando la peste arriva nel bustese (nota come la “peste di Busto Arsizio“) ed a Gorla vengono raccolti gli aiuti che verranno portati ai bisognosi. Ma il contagio già a luglio arriva nella valle e tocca anche Gorla Maggiore eliminando il 60% della popolazione. La situazione economico-sanitaria di quel periodo non fece che aiutare il diffondersi della peste cosicché venne costituito un lazzaretto nella zona boschiva a nord del comune, oggi ricordato solo dalla presenza di una croce piantata nel terreno. La liberazione dalla peste verrà comunicata ufficialmente il 7 dicembre del 1631.
Siamo nella metà del XVII secolo quando il Ducato di Milano decide di mettere all’asta tutti quei territori “liberi” perché fossero infeudati. Come citato sopra il territorio di Gorla era stato riconosciuto libero dalla signoria dei Visconti-Borromeo e quindi oggetto d’asta. Fu la famiglia Terzaghi nella persona di Mons. Carlo Gio Giacomo Terzaghi, creditore dello Stato Milanese, a volgere lo sguardo sulle terre adiacenti ai loro possedimenti. Furono evitati gli ostacoli burocratici per il fatto che egli fosse un ecclesiastico e fu così che nel 1650 i Terzaghi infeudarono il territorio di Gorla Maggiore. Il sopracitato Mons. Terzaghi sentendosi in condizioni di vita precarie redigerà nel 1664 un testamento che deciderà la successione del feudo all’interno della famiglia.
Età Napoleonica e Lombardo-Veneta

Le spese di amministrazione furono molto pesanti nel periodo napoleonico, dove peraltro lo sviluppo industriale sul terreno comunale era pressoché nullo e le difficoltà sorte nella convocazione dei Consigli Comunali portarono alla disposizione governativa che prevedeva l’unione dei piccoli comuni. Fu così che il decreto del 1809 annesse Gorla Maggiore come frazione al vicino comune di Fagnano Olona, salvo poi spostarlo nel 1811 sotto Gorla Minore.
I primi decenni del XIX secolo videro dei cambiamenti in Valle Olona dato che molti borghesi arricchiti dalla vicende napoleoniche pensarono di investire nei mulini già presenti nella valle trasformandoli in vere e proprie industrie attuando i cambiamenti tecnologici che si erano appena sviluppati. Gorla Maggiore, restaurata come comune nel 1816, vide i suoi mulini scomparire a favore dell’industria valligiana nascente nella vicina Solbiate. Fu la famiglia industriale gallaratese dei Ponti che, intorno al 1821, acquistò beni e terreni della valle e le tramutò in opifici dediti alla filatura del cotone.
Dall’Unità d’Italia al Dopoguerra

Con la costituzione del Regno d’Italia Gorla continuò ad operare con autonomia come in passato adeguandosi alle leggi statali. Nel 1861 vede nel ruolo di sindaco Carlo Terzaghial quale spetta il titolo nobiliare di marchese di Gorla Maggiore. Il Consiglio Comunale viene eletto dai cittadini maschi proprietari di fondi nella comunità e svolge ruoli civici, sanitari e statistici. Per Gorla il 1860-70 è un decennio che vede un grande interessamento verso i lavori pubblici tra i quali l’ampliamento della piazza centrale, l’allargamento di alcune strade principali con conseguente abbattimento di vari edifici di proprietà della famiglia Terzaghi, della quale venne dichiarato il fallimento nel settembre del 1868. Il marchese Terzaghi perde il titolo nobiliare e la carica a sindaco e la presenza della sua famiglia da allora verrà a mancare nelle vicende gorlesi.
Le spese di amministrazione furono molto pesanti in quel periodo, dove peraltro lo sviluppo industriale sul terreno comunale era pressoché nullo e le difficoltà sorte nella convocazione dei Consigli Comunali portarono alla disposizione governativa che prevedeva l’unione dei piccoli comuni. Fu così che il decreto del 1870 annesse Gorla Maggiore come frazione al vicino comune di Gorla Minore[7]. Inizia da questo momento un duro periodo sanitario ed economico sancito dall’arrivo nel 1878 della fillossera, una malattia che colpì tutti i vitigni della valle distruggendoli completamente. A ciò si aggiunsero dei gravi dissidi tra i Consigli Comunali circa la gestione delle spese nonché riguardo alla dipendenza sanitaria di Gorla Maggiore da Gorla Minore. In questa situazione l’aumento di popolazione di Gorla Minore si ripercosse in una perdita di potere decisionale da parte del Consiglio Comunale delle frazioni e viene anche proposta una divisione patrimoniale tra il comune principale e le frazioni. Con le elezioni comunali del 1905 che vede la completa mancanza di rappresentanti degli operai e dei contadini, come già accadeva da anni, si sviluppa un movimento di protesta. Viene quindi costituita una commissione che reclemerà un’effettiva separazione tra i comuni e condurrà avanti con tenacia le proprie idee tra varie guerre economico-burocratiche che porteranno ad ottenere una legge nel1916 che permetterà a Gorla Maggiore di diventare un comune autonomo, anche se per l’effettiva applicazione bisognerà attendere altri 6 anni.
Durante la seconda guerra mondiale, come il resto d’Italia, Gorla Maggiore è allo stremo. L’8 settembre del 1943 vengono aperti i magazzini militari che contenevano scorte di guerra e la popolazione affamata accorre accaparrandosi tutto ciò che gli è possibile, dal cibo ai vestiti. Per mesi ogni merce è oggetto di scambio nella borsa nera della zona. La “festa” però dura pochi giorni perché con l’arrivo dei tedeschi tutto ha termine. All’arrivo del freddo gelido dell’inverno del 1943/44 la gente, insofferente per la mancanza di legna, inizia a saccheggiare i boschi senza alcun rispetto per nulla. La primavera del 1944 si annuncia drammatica con i bombardamenti che arrivano anche in zona. In questo periodo l’aiuto dato dai patrioti gorlesi ai partigiani sulle montagne è enorme. Vengono inoltre ospitati molti sfollati che scappano da Milano coperta dai bombardamenti. La notte tra il 24 ed il 25 aprile del 1945 comunque si subodora la fine e molti partigiani si riuniscono e si distribuiscono le armi per dare il proprio aiuto contro una colonna tedesca a San Vittore. Nessuno si accorse che un Thunderbolt li seguiva credendo fosse un carro tedesco. Una raffica di mitra e la maggior parte dei trasportati muore. La festa per la liberazione a Gorla Maggiore viene vissuta con il popolo vestito a lutto. Qualche giorno dopo, durante i funerali, tutte le forze partigiane della zona accorsero a salutare tutti quei giovani che avevano sognato la libertà senza poterla gustare.Lo scoppio della Grande Guerra richiese un enorme contributo umano, così come nel resto della nazione. Su una popolazione di 2.100 abitanti le assenze dal paese furono superiori ai 500 giovani che si tradussero in 34 caduti e vari mutilati ed invalidi. Il periodo seguente alla guerra vide uscire vincitori dalle elezioni comunali i socialisti nel 1919. Gli scioperi nelle industrie e le sollevazioni dei contadini per rivendicare una più giusta assegnazione dei fondi boschivi aumentano le divisioni sociali. Fu così che nelle elezioni successive fa la sua apparizione la lista fascista. Gli anni che vanno dal 1920 al 1922 sono anni di continui disordini colmi di repressioni e intimidazioni fasciste con regolamenti di conti anche tramite bombe e colpi di rivoltella.
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