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Gorla Minore
Monumenti e luoghi di interesse

La Chiesa di San Lorenzo

E’ assai difficile, se non impossibile, stabilire quale fu e quando sorse il primo luogo di culto
cristiano a Gorla. Forse, com’è accaduto in moltissimi altri centri, una prima piccola chiesa
nacque proprio nel luogo stesso dedicato al culto degli dei pagani.
L’ipotesi sembrerebbe confermata dal fatto che tutte le antiche cappelle dei paesi vicini furono
edificate lungo il ciglio della valle e in prossimità della strada di collegamento tra le
varie località; qui, invece, la primitiva cappella, dedicata ai Santi martiri diaconi Lorenzo e
Vincenzo, sorse in posizione molto arretrata rispetto al ciglio dell’Olona e alla strada.
L’esistenza di una chiesa con questo titolo, attestata nel XIII secolo, è confermata dal dipinto
trecentesco della Madonna dell’Aiuto che originariamente, cioè prima della mutilazione,
era in forma di trittico: ai lati della Vergine erano affrescati i Santi patroni di Gorla, appunto
San Lorenzo e San Vincenzo. Un primo ampliamento della chiesa di S. Lorenzo fu attuato
alla metà del XVI secolo: il gesuita padre Leonetto Clivone, nella sua visita del 1566, indicando
le misure dell’edificio, a navata unica, aggiunge che “la chiesa è nuova e bella”. Le di-
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mensioni della costruzione resteranno immutate fino al 1852, mentre l’interno verrà abbellito
da altari marmorei e decorazioni, per iniziativa dei parroci e con il concorso dei fedeli.
Alla metà del secolo scorso verrà modificato tutto l’impianto cinquecentesco della
chiesa (che resterà però a navata unica), con la costruzione della facciata, l’arretramento
dell’altare maggiore, l’aggiunta del coro e la sostituzione del primitivo soffitto a cassettoni
con volta a botte. In quest’occasione furono parzialmente distrutti i portici realizzati nel
1776 e fu incorporato nella facciata il campanile.
Mezzo secolo più tardi iniziarono i lavori per la costruzione delle navate laterali, che si conclusero
nel 1901.
La chiesa, con il nuovo altar maggiore, sarà consacrata dall’arcivescovo di Milano, Andrea
Carlo Ferrari, l’11 maggio 1901.
La Chiesa di San Maurizio e il Collegio

Le origini dell’oratorio di San Maurizio vanno collegate all’ambizioso desiderio dei nobili locali,
i Terzaghi, di possedere una cappella nell’ambito della propria residenza. Che questa
fosse anticamente una specie di casa fortificata, è dimostrato anche dal fatto che molti documenti
notarili dei secoli XVI e XVII indicano la dimora dei Terzaghi col nome di castello.
La costruzione della cappella è da collocarsi poco dopo l’anno Mille; nel corso di restauri
dell’interno sono affiorati alcuni affreschi databili tra il XIII e il XIV secolo. Nel 1599, per
volere testamentario di Giovanni Andrea Terzaghi, l’oratorio, che egli stesso aveva provveduto
a riedificare, fu ceduto alla Congregazione degli Oblati, con l’obbligo di farvi risiedere
un confratello per la celebrazione quotidiana di una messa.
Nuovamente ampliato e restaurato alla fine del ‘600, quando venne eretto il bel campanile
cuspidato in cotto, dopo l’occupazione francese, nel 1810, fu confiscato insieme a tutte le
altre proprietà della Congregazione. Sarà riaperto nel 1811.
Nell’estate del 1944 finì per essere usato come magazzino. Con il testamento del 1599 il
Terzaghi lasciò alla Congregazione degli Oblati del S. Sepolcro anche la sua residenza, vicino
all’oratorio di S. Maurizio, con l’obbligo di istruire i giovani.
Gli Oblati si dedicarono con grande zelo a questo compito e ben presto ai ragazzi di Gorla si
aggiunsero quelli dei paesi vicini. L’iniziativa riscosse tanto successo da indurre gli Oblati
ad aprire un vero e proprio collegio nel 1629. Un secolo dopo si costruì il cosiddetto quadrilatero,
corrispondente al corpo centrale dell’attuale complesso, con il cortile interno circondato
da un portico scandito da sessanta colonne di granito.
Nel 1774 i convittori sono 73 e la retta ammonta a 300 lire annue, ma appena dodici anni
più tardi il numero è salito a 110 interni, più altrettanti esterni. Si insegna la lingua latina
servendosi anche del dialetto. L’antica “casa da nobile” dei Terzaghi è ora completamente
incorporata nelle nuove strutture, che vanno gradualmente estendendosi verso la piazza
del paese, ma la confisca dei beni del 1810 annulla secoli di lavoro.
Il rettore Gianbattista Sioli e il vicerettore Giorgio Rotondi riscattano, con grandi sacrifici,
l’intero “stabilimento”, compresa la chiesa di San Maurizio. Nel 1816 il Rotondi ottiene dal
governo austriaco la nomina a rettore, paga i debiti ed acquista una parte dei terreni confiscati.
Nel 1818 viene chiuso al pubblico l’oratorio di San Maurizio e il Collegio cede al comune
di Gorla Minore la striscia di terra sulla quale sorgerà la rampa di accesso alla stazione
ferroviaria.
Il 24 luglio 1838 il Collegio viene riconosciuto “stabilimento pubblico”, sotto la tutela
dell’imperial regio governo. Dal 1848 al 1853 il Collegio fu retto dai padri Somaschi e il suo
prestigio diminuì notevolmente, tanto che i convittori scesero a 80. Ma con il ritorno degli
Oblati si rese addirittura necessaria l’apertura di nuove aule in altri edifici della piazza. Nel
1880 fu eretta una cappella interna e dieci anni dopo la costruzione del liceo. Nel 1912 fu
aperto a Gorla il Collegio Femminile Gonzaga, retto dalle suore della Presentazione di Maria
SS. al Tempio. Oggi è sede di una casa di riposo per anziani.
La Chiesa di Prospiano

Notevole interesse riveste anche la chiesa dei SS. Nazaro e Celso, di antiche origini, nella
frazione di Prospiano. La tradizione considera i due Santi titolari i protomartiri della Chiesa
milanese: furono infatti martirizzati nell’anno 64, durante la persecuzione neroniana.
Il gesuita padre Clivone, nella relazione della sua visita effettuata a Prospiano nel 1566, annota
brevemente: “La chiesa è antica ma piccola”. La vetustà dell’edificio viene riconfermata
da Carlo Borromeo nella relazione della sua visita pastorale del 1582; dopo aver rilevato
che la chiesa è a navata unica, divisa in tre campate, con una lunghezza di dieci metri, una
larghezza di metri 6,50 ed un’altezza di metri 5,50, prosegue sottolineando che l’esiguità e
la povertà della popolazione non consentono certamente opere straordinarie ed è già molto
se si riesce a sopperire alla manutenzione ordinaria.
Soltanto verso la metà del ‘600 il tempio subirà una prima trasformazione che, modificando
l’originaria struttura, probabilmente romanica, gli conferirà l’aspetto attuale. Alla metà
dell’Ottocento risalgono i fregi in cotto della facciata, il rosone e il bel portale. Nel 1933 al
campanile quadrato fu sovrapposta una cuspide.
Nel 1961, poichè la chiesa non era più in grado di contenere l’accresciuta popolazione di
Prospiano, furono iniziati i lavori per la costruzione di un nuovo edificio, su progetto
dell’architetto Enrico Castiglioni. Consacrata nel 1964 con la stessa intitolazione, la chiesa
venne considerata da molti uno dei migliori esempi di architettura contemporanea.

La Madonna dell'albero

Sempre a Prospiano si trova il santuario della Madonna dell’Albero, anticamente indicato
come “chiesa campestre di Santa Maria in Arbore”. Il ciclo di affreschi che orna l’interno è
attribuito al frate umiliato Giacomo Lampugnani e risale agli ultimi anni del ‘400; probabilmente
fu commissionato da qualche nobile locale. Il nome del santuario deriverebbe da
una miracolosa apparizione della Madonna dell’Albero, con l’obbligo di due messe settimanali
e di una festa solenne in onore della Vergine, da celebrarsi nel giorno dell’Assunzione.
Nel 1597 l’orientamento della chiesa appare mutato e corrispondente a quello attuale. Nel
1603, infine, il cardinale Federico Borromeo, rendendo omaggio alla Madonna dell’Albero,
annota le dimensioni del santuario (14 braccia di lunghezza) e dispone che l’apposita cassetta
per la raccolta delle offerte venga munita di una doppia serratura, dotata di due chiavi:
una in custodia al curato, l’altra ai nobili di Prospiano.
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